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ErroreSQL Patrizio Marrone - Compositore napoletano
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20/08/2010 LA REPUBBLICA" WEB E CORSI DI LAUREA, IL NUOVO CONSERVATORIO CHE GUARDA ALL'EUROPA
Inserito il 22 agosto 2010 alle 11:46:48 da ALESSIO GEMMA.

IL NUOVO CONSERVATORIO

Musica Web e corsi di laurea il nuovo Conservatorio che guarda all' Europa
Repubblica — 20 agosto 2010 pagina 11 sezione: NAPOLI
NON va a letto senza note. «Quando torno a casa, anche dopo una giornata di Conservatorio, scrivo sempre una pagina di musica». Lui, compositore prestato al vertice di "San Pietro a Majella". Da due anni. Dodici ore chiuso nella sua stanza di direttore. Solo dopo, all' ora delle preghiere, Patrizio Marrone compone. Sulla scrivania, fascicoli e carte bollate. Nel cassetto, tre inediti rubati agli ingombri istituzionali: un brano di musica sacra per archi e coro su testi della Genesi, un pezzo per violino, un lavoro per orchestra. E un segreto: una ricerca sulla canzone italiana. Ma non sono solo canzonette? «Sono pezzi che hanno una grande capacità attrattiva e devi andare in profondità per capirli. Quando cresci senti il bisogno di ritornare a forme semplici». Un amarcord, le estati a Capo Miseno del giovane Patrizio: «Di ritorno dal mare, mi fermavo al jukebox, avevo 7 anni, era il 1968, l' anno di Azzurro di Celentano. Poi venne Minuetto di Mia Martini. Tutti brani cantati anche dai 18enni di oggi. Non si può scrivere musica ignorando la tradizione popolare». Autore, una trentina di lavori sinfonici e cameristici, il fiume dell' ispirazione nutrito da ben altri affluenti: la letteratura, il teatro, il musical. E che ora sfocia in un' intuizione accademica: «Attiverò un corso di laurea triennale in musica popolare. Ci siamo quasi. C' è solo da sottoporre il progetto al Ministero». Finita la fase sperimentale, è andata in porto la riforma accademica: i conservatori che diventano università. «Faremo formazione superiore, ma ci occuperemo ancora per molti anni di quella di base, perché devono crescere le strutture in grado di accompagnare gli allievi nella fase preaccademica». Marrone sfoglia le griglie dell' offerta didattica, fa il conto delle ore di lezione e dei crediti formativi e ammette: «Ho lavorato molto sui nuovi ordinamenti». Trentasette corsi di primo livello approvati dal Consiglio nazionale per l' Alta Formazione, l' 8 luglio scorso, al Ministero. In due anni, un incremento del 30% delle iscrizioni. Un totale di mille allievi. Cento iscritti solo al dipartimento di Jazz, che partendo da una cattedra ha estesoi suoi insegnamenti ad ogni strumento: dalla batteria al saxofono, passando per il pianoforte. E con la riforma l' offerta non si ferma alla musica: si aggiungono le lingue, l' informatica, e altri corsi a scelta tra quelli attivi nelle università napoletane, grazie alle convenzioni stipulate dal Conservatorio. Senza contare l' ingresso nel progetto Erasmus. «Siamo una vetrina per i giovani: si sono organizzati in gruppi, provano, si esibiscono. Abbiamo avuto in due anni un centinaio di concerti prodotti con i nostri alunni. Con il nostro vino». Al fumo del cantiere preferisce il fermento della cantina: «Prima si chiudeva alle 18, ora alle 19. Ho firmato permessi per studiare anche ad agosto».A partire da ottobre si fa un salto tecnologico: nuovo portale, con pagine web dedicate ai maestri, lancio del sistema wireless, installazione di 40 postazioni multimediali. Progetti finanziati dalla Regione, con un fondo di 600 mila euro, a cui si legano anche il restauro di una quindicina di p i a n o f o r t i , t r a c u i u n o Steinway del 1918, l' acquisto di altri sei e i lavori per la riapertura della Sala Scarlatti, chiusa da 3 anni. E ottobre sarà anche il mese di un festival dedicato a Schumann e Chopin, in occasione del bicentenario della loro nascita (1810): 60 alunni coinvolti, 20 concerti solistici, più due per orchestra. Verrà prodotto un cd. «Due compositori diversi nella loro genialità. Chi studia da noi è in grado di suonare a qualsiasi livello». Gioielli da esportazione: un chitarrista targato San Pietro a Majella che insegna in Nuova Zelanda, una compositrice all' Università di Miami e un maestro d' opera in Cina dove è direttore artistico di un coro. Non fa nomi. «Bisogna liberarsi dai protagonismi. Basta con i musicisti che guadagnano 40 mila euroa sera. Ci vuole un sistema più equilibrato che valorizzi le risorse interne dei teatri». Rigurgito marxista in stile scuola di Francoforte? «No, io sono per una industria culturale che abbia un rapporto naturale con l' opera d' arte. Per me, il sovrintende di un teatro deve andare nel foyer durante l' intervallo a prendere un caffè con gli abbonati. In Germania ci sono 80 enti lirici e il comparto musicale è composto da 80 mila lavoratori. Sono stato di recente al Teatro di Norimberga: lì il protagonista di un' opera prende il giusto, 4.500 euro al mese, garantendo magari 80 recite in un anno. Il sistema è semplice: creare delle compagnie stabili». L' ultimo anno da direttore. «Non so se mi ricandido. Intanto, voglio portare il conservatorio al centro dell' Europa». Ce la farà? Fissa il vuoto, lo sfida con un sorriso: «Ci sto lavorando». - ALESSIO GEMMA



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