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LO STRILLO (Novembre)"LA MUSICA SI DEVE SENTIRE OVUNQUE"
Inserito il 14 dicembre 2010 alle 23:32:53 da Maria Rosa Pirozzi.

LA MUSICA SI DEVE SENTIRE OVUNQUE

LA MUSICA SI DEVE SENTIRE OVUNQUE
TRA LE ECCELLENZE DI NAPOLI ESISTE ANCHE IL CONSERVATORIO DI S.PIETRO A MAJELLA

Maria Rosa Pirozzi

Un cuore giovane tra antiche mura è questo che si percepisce immediatamente del Conservatorio di musica San Pietro a Majella. Dal chiostro ai corridoi, dall’antica biblioteca alle aule vivaci, dai quadri dei musicisti che sorvegliano con aria rigorosa, alle facce fresche e vitali degli attuali studenti, dalle parole dell’affabile Direttore, alla musica dalle note ancora acerbe dell’esercizio di uno studente, che sale dal piano di sotto durante la nostra conversazione, tutto trasuda musica. «Ho voluto che ci fosse un’aula anche qui sotto, dove ci sono gli uffici, perché la musica si deve sentire ovunque», ci dice il m° Patrizio Marrone attuale Direttore del Conservatorio. Napoletano, considerato tra i più valenti compositori in circolazione, è autore di musiche sinfoniche, cameristiche e per il teatro. Da due anni è alla guida di questa secolare struttura che dal 1826 ha rappresentato un polo fondamentale per la cultura e la formazione musicale italiana ed europea.
Ma è ancora così oggi, la sua grande tradizione è ancora viva, capace di attirare futuri musicisti o ha subito un declino?
Non è affatto in declino, abbiamo un’offerta formativa tra le più moderne, un totale di 1000 iscritti, più di 100 nel corso di musica jazz, solo di formazione superiore, il nostro fiore all’occhiello, ma ci sono tanti altri corsi che abbracciano discipline contemporanee. Stiamo facendo tutti i passi riguardanti l’equiparazione dei titoli ai corsi triennali e biennali di laurea e li abbiamo ottenuti, con decreto ufficiale del Ministro. Il conservatorio San Pietro a Majella è una realtà unica legata a una tradizione secolare che tutti i direttori che si sono succeduti si sono guardati bene dall’esautorarla.
Cosa si vuole conservare di quella tradizione, cosa invece si sta cambiando per stare al passo con i tempi?
Dal 1826 c’è il rito, ogni giorno, della lezione frontale, maestro e alunno, una tradizione radicata nei secoli che il conservatorio vuole fermamente mantenere perché garantisce serietà di studi ed è un valore aggiunto. Chi si ritrova fra queste mura respira la tradizione musicale del passato. A questa poi ci abbiamo aggiunto tante innovazioni, oltre ai corsi jazz, ci sono corsi di musica elettronica e musica informatica, con computer, sintetizzatori, materie scientifiche inserite nel piano di studi. I corsi di composizione che guardano alla musica contemporanea hanno in ogni classe apparecchiature elettroniche, per cui credo si possa tranquillamente affermare che siamo un conservatorio che coniuga al meglio la tradizione e la nuova offerta tecnologica. Ma non solo, la nostra biblioteca ha digitalizzato un milione e cinquecentomila pagine degli autografi di prestigiose partiture da noi custodite, che ora sono consultabili in Internet. Si parla tanto di Napoli in modo negativo mentre ci sono anche cose buone come questa.
Parlando di Napoli come mai questa città non riesce a lanciare un’immagine diversa da quella che purtroppo emerge dalla cronaca e non è capace di gestire il suo patrimonio culturale?
Io porto l’esempio del Conservatorio, che si è mantenuto così perché nei secoli ha creato formazione culturale, ha educato all’arte, alla cultura, alla musica, per cui tutti quelli che si sono succeduti, studenti, maestri, direttori, personale tecnico amministrativo, coadiutori sono cresciuti condizionati da questo ambiente. Qui c’è il rispetto delle cose perché c’è una forte disciplina, quella musicale. L’alunno del Conservatorio è diverso dagli altri perché cresce nel rispetto e nell’esercitazione di questa disciplina che si è mantenuta forte nel tempo. Se tutto questo si fosse formato anche a livello di coscienza cittadina anche Napoli si ritroverebbe nelle stesse condizioni. Ci vuole educazione e cultura. Anche noi dobbiamo affrontare delle difficoltà soprattutto economiche. Dobbiamo mantenerlo questo patrimonio, abbiamo una biblioteca immensa ma a livello burocratico siamo considerati biblioteca scolastica.
Ritiene che le istituzioni facciano abbastanza per incoraggiare il diffondersi del rispetto e della cultura?
Sono sincero, le difficoltà le abbiamo come tutti, ma devo anche dire che la Provincia ci assiste, la Regione qualche volta ci da una mano, quando facciamo dei progetti riusciamo a impostarli bene e ad avere dei finanziamenti. Il periodo non è favorevole, i fondi sono bloccati perché mancano le risorse. Però abbiamo una struttura così importante che necessita di continui interventi, con qualche sostegno in più si potrebbe tenere la biblioteca aperta più tempo, potremmo fare un museo, si potrebbero rifare intonaci e infissi che non chiudono bene. Le difficoltà che abbiamo riguardano più l’immobile, che il bene del Conservatorio che invece possiamo preservare noi. C’è stato un periodo in cui le nostre cose non erano ben riguardate ma dal ’94 in poi è stato tutto riorganizzato.
Sono passati da qui grandi musicisti conosciuti in tutto il mondo (Salvatore Accardo,Roberto De Simone, Riccardo Muti), ci sono attualmente dei talenti che si distinguono o riguarda solo il passato?
Proprio l’altro giorno un nostro studente di composizione è venuto a comunicarci che si trasferirà a Londra perché ha trovato lavoro per importanti società. Un’altra studentessa, sempre di composizione, insegna all’Università di Miami. Altro diplomato da noi con il vecchio ordinamento, poco tempo fa, è venuto dalla Nuova Zelanda, dove lavora, per chiederci il certificato del Conservatorio di Napoli equiparato al sistema a crediti, cioè al nuovo sistema. Insomma sono sparsi ovunque nel mondo.
Tutti all’estero e invece qui, dopo anni di sacrifici, si trova lavoro?
I sacrifici sono enormi ma il vero problema nasce quando varcano il portone del Conservatorio, sono gli stessi problemi che incontrano tutti i laureati in altre Università. L’Italia non vuole puntare sull’arte e sulla cultura. Abbiamo il patrimonio di beni culturali più grande al mondo eppure, paradosso, si continuano a fare tagli. Nonostante l’esempio di altri paesi europei, che hanno tagliato di tutto ma non settori come sanità, cultura, istruzione, e ora sono in crescita. Noi ci battiamo per mantenere un livello alto nella formazione musicale, senza penalizzare gli studenti. Manteniamo le tasse di iscrizione basse per dare la possibilità di avviarli agi studi. Talvolta gli studenti pagano la sola iscrizione di 100 euro per un anno intero di corso, mentre quando pagano il massimo arriviamo a 1300 euro. Per intenderci, al Conservatorio di Londra pagano il minimo se spendono 10mila sterline all’anno.
Cosa pensa dei licei musicali che la nuova riforma sta facendo nascere?
Questo gran parlare della nascita dei licei musicali si è tradotto in 40 classi, non scuole, in tutt’Italia, con una media di 25 alunni ciascuna, in totale 1000 iscritti in tutto il paese. Non hanno a disposizione alcuna risorsa. In questo Conservatorio abbiamo almeno 30 pianoforti, ognuno costa 30mila euro; due pianoforti grancoda di 120mila euro ciascuno; il set di percussioni di 70-80mila euro, tutta la famiglia di sassofoni intorno a 100mila euro, e così via. La riforma 508 dice che dovranno sostituire la formazione di base che danno i conservatori, coi nuovi ordinamenti approvati dal Ministero noi siamo a tutti gli effetti Università e ci occuperemo dell’alta formazione. Io però non la vedo una cosa fattibile, si dovrà creare un sistema che permetta la convivenza di entrambi. I licei musicali non potranno mai raggiungere la tradizione dei Conservatori, la loro struttura, la loro genetica, forse tra cento anni chissà. Chi è iscritto al nuovo ordinamento, nel periodo universitario, non può essere iscritto non solo a un’altra facoltà, come prima era possibile fare, ma nemmeno a un altro corso del Conservatorio. Questo è assurdo, faccio un esempio, il più famoso, Riccardo Muti, ma come lui tanti, si è diplomato in pianoforte, in composizione e direzione di orchestra, quindi seguiva contemporaneamente tre corsi. Oggi la riforma lo vieta ed è illogico perché i migliori musicisti sono quelli che hanno una formazione completa, altrimenti diventa una cosa teorica. Anche poter frequentare altre facoltà dava loro modo di arricchire la propria cultura e avere una mente più aperta. Devo anche dire, però che per il resto i nuovi ordinamenti sono fatti molto bene. Perché prevedono un sistema a crediti e, cosa importantissima il riconoscimento del titolo a livello internazionale.
Lei è un compositore ha girato il mondo, quale differenze vede tra le altre città e questa?
La sola, unica differenza è a livello di strutture e null’altro. Come si preparano i musicisti nel sistema dei Conservatori italiani non si preparano negli altri paesi. Quando i nostri vanno fuori sono preparatissimi. Negli altri paesi si da spazio a tutti. Mi viene in mente una frase celebre di un grosso direttore d’orchestra “non ho mai sentito suonare male come in America”. Sembra un paradosso perché in America ci sono le più grandi orchestre, però siccome a tutti viene data la possibilità di studiare, basta che paghi 30mile dollari all’anno, anche se non sai suonare fai lezione. Chiaramente non farai mai carriera, però quello bravo con quelle strutture avrà la strada spianata. Lì i talenti li favoriscono, qui li facciamo scappare.
L’ultima domanda la riguarda: è riuscito a conciliare la carica di direttore con il suo lavoro di compositore o ha dovuto sacrificare qualcosa?
La mia attività un po’ ne ha risentito. Però anche dopo dodici ore ininterrotte di lavoro in Conservatorio, mi impongo, come fatto di etica mia personale, di dedicare ogni giorno una parte anche minima alla composizione. Magari aspetto la serenità notturna, ma lo faccio. Per me è importante, ho sempre fatto questo da quando sono nato e non posso rinunciarci e poi mi piace, quella di compositore è la mia attività principale. Il direttore è un incarico temporaneo, dura tre anni poi semmai può essere rinnovato.
Pensa di rinnovarlo?
Vediamo quest’anno come va, poi si vedrà, attualmente non ho nemmeno il tempo di pensarci, ci sono tante cose da portare avanti. Comunque non è quella la cosa più importante, il Conservatorio vive di luce propria non vive di direttori, i direttori passano ma il Conservatorio resta.












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